Era digitale

Abbiamo computer ovunque. L’ormai irrinunciabile personal computer è solo l’aspetto più “visibile” del fenomeno.

Ci sono computer dentro ai nostri telefoni intelligenti, nelle centraline delle nostre automobili, nei nostri elettrodomestici, nei televisori e persino in certe scarpe da ginnastica. 

Se qualcuno avesse potuto far vedere il nostro presente ad un matematico degli anni 50, questo si sarebbe probabilmente chiesto che cosa mai può spingere un avvocato, un letterato od un uomo di spettacolo a dotarsi di tutte queste potentissime macchine da calcolo. Tutti improvvisamente scienziati ?! 

Il punto è che il computer non è solo una macchina da calcolo. E’ soprattutto un potentissimo mezzo di comunicazione. 

Da quando esistono i computer, infatti, è possibile fare una cosa prima impensabile.
Ogni tipo di informazione conosciuto può essere rappresentato alla perfezione attraverso un solo, unico e semplice alfabeto, fatto solo di due caratteri. 0 e 1. 

Non solo abbiamo la possibilità di rappresentare con questo alfabeto testi, immagini, filmati e quanto altro ci viene in mente. Possiamo anche realizzare opere caratterizzate dalla presenza simultanea ed integrata di tutti questi elementi. 

E’ ovvio che, in un contesto di questo tipo, il significato stesso dell’espressione “editoria digitale” sia destinato a mutare di anno in anno secondo l’evoluzione dei tempi, legandosi naturalmente alle ultime novità proposte dal mercato. 

Nella seconda metà degli anni ’90 si parlava di editoria digitale riferendosi soprattutto ai  CD-Rom multimediali. 

Poi Internet è cresciuta e la categoria degli “editori digitali” si è estesa ai grossi portali di tema più o meno generale, passando per i videogiochi ed arrivando alle webzine di tutte le forme e dimensioni. 

Eccoci arrivati giusto a ieri, con la nascita di iTunes e degli altri servizi di distribuzione di musica e video. 

Affascinante notare come, fino a poco tempo fa, dalla ribalta dell’editoria digitale mancassero proprio loro: i cari vecchi libri. 

Non che fossero completamente assenti: Tanto Microsoft quanto Adobe hanno proposto il loro concetto di eBook ormai da molti mesi.
Addirittura Microsoft ha equipaggiato parecchi cellulari Windows Mobile, con il suo “reader”... ma chi legge un libro sullo schermo di un cellulare ?! 

A dire il vero, senza arrivare a questi estremi, nemmeno leggere un libro sullo schermo del computer è proprio il massimo. 

Insomma, per dirla da tecnici, il concetto “editoria digitale = libri in formato digitale” non è mai stato di moda sino ad oggi, semplicemente perché “mancavano le periferiche adeguate”, il che, tradotto vuol dire una cosa molto semplice: Prendiamo la musica in formato Mp3. I lettori Mp3 non solo sono comodi come i precedenti lettori portatili di CD e audio cassette. Lo sono molto di più e in certi casi si sentono anche meglio. 

I computer e i cellulari, invece, non sono affatto più comodi da leggere rispetto libri in formato cartaceo e stampare un bel volume con una stampante a getto di inchiostro porta via tempo, produce spesso rilegature poco stabili ed è operazione tutt’altro che gratuita. 

Per fortuna, da circa un paio d’anni, sono comparsi nei negozi di elettronica di consumo degli oggetti chiamati genericamente “eBook”, realizzati appositamente per sostituire i buoni vecchi libri di carta.

Ma cos’hanno questi aggeggi di tanto diverso dai computer e dai cellulari? 

Innanzi tutto lo schermo. Mentre gli schermi dei computer emettono luce propria, gli schermi degli eBook non lo fanno e sono realizzati con una famiglia di tecnologie che ha preso il nome di “inchiostro elettronico” o “ carta elettronica”. 

La sensazione che si ha, guardando lo schermo di uno di questi oggetti, è del tutto simile a quella della pagina di un libro. 

La maggior parte di questi prodotti sono  in bianco e nero e molti modelli hanno uno schermo che a volte risulta un pò piccolo, per cui la pagina viene visualizzata convenientemente solo metà per volta. Inoltre gli oggetti risultano piuttosto costosi. 

Circa due o tre volte il prezzo degli ormai diffusissimi “netbook”. 

Comunque sono leggeri, hanno batterie “eterne” e consentono di portare a spasso una biblioteca di migliaia di volumi nell’ingombro di un opuscolo. 

In controtendenza, per la modalità di visualizzazione, il nuovissimo “iPad” nato in casa Apple, che non è proprio nato per essere solo un eBook, ma che ha nel DNA la prospettiva di sostituire parecchie tonnellate di libri di carta. 

L’iPad utilizza uno schermo che brilla di luce propria, del tutto simile a quelli dei computer e dei cellulari, ma consente di gestire la posta elettronica, vedere film, collegarsi a Internet e far girare applicazioni simili a quelle che attualmente girano sui cellulari. 

Dunque, finalmente, il significato di quest’anno per l’espressione “editoria digitale” è legato  al caro vecchio libro e proprio le versioni digitali del caro vecchio libro rappresentano una delle frontiere di maggiore interesse dell’evoluzione attesa dai mercati on line. 

In un momento di grande e mai abbastanza grande sensibilità al tema ambientale è da notare il fatto che la diffusione degli eBook, in prospettiva, potrà far risparmiare la vita ad un sacco di alberi. Cosa della quale abbiamo tutti molto bisogno. 

Proprio parlando di green economy, che va tanto di moda, non possiamo fare a meno di chiederci come mai l’imposta sul valore aggiunto applicata ai libri di carta sia ancora meno di un quarto rispetto a quella applicata ai libri in formato digitale acquistabili via web. Forse abbiamo dei politici che leggono poco e non se ne sono ancora accorti. Forse il maggiore interesse per lo studio e la lettura viene dagli studenti, che saranno pure il futuro del mondo, ma hanno poco peso nelle lobby e alle elezioni. Chi può dirlo?! 

Se qualcuno avesse potuto far vedere il nostro presente ad un qualche illustre letterato del passato, questo si sarebbe probabilmente chiesto che cosa mai può spingere una persona comune a dotarsi della versione tascabile delle biblioteca di Alessandria. Tutti novelli Pico della Mirandola ?!

 

Speriamo! 

 


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